L’agenzia Usa sperimenta un progetto per abbattere i corpi celesti, ma non solo per prevenire pericoli.
Le possibilità che la Terra possa essere colpita da un asteroide sono basse, ma non trascurabili.
Per questo motivo, già da diversi anni, ogni estate, un gruppo di specialisti della NASA composto da scienziati, astronauti, tecnici e subacquei scende 20 metri sott’acqua e si trasferisce per un paio di settimane nella base Aquarius, un laboratorio sottomarino installato negli anni ’60 al largo delle Florida Keys per scopi oceanografici.
Qui il team sperimenta in un ambiente “extraterrestre” materiali, tecnologie e procedure che potrebbero, prima o poi, venire in impiegate in una missione “salva pianeta” degna del miglior film di fastascienza. (Tutte le risposte della NASA su Nibiru e la fine del mondo)
Le sperimentazioni sottomarine fanno parte del progetto NEEMO – NASA’s Extreme Environment Mission Operations – un articolato programma di ricerca in condizioni ambientali estreme al quale partecipano anche gli astronauti durante l’addestramento per le missioni spaziali.
L’ambiente subacqueo, con le sue condizioni di microgravità e di isolamento, la difficoltà nelle comunicazioni e nell’utilizzo di motori termici rappresenta la palestra ideale per preparare uomini e attrezzature a un ipotetico sbarco su un asteroide che sta minacciando la Terra per deviarne la traiettoria.
Il laboratorio sottomarino della Nasa
Secondo Mike Gernhardt, astronauta di lungo corso e attuale responsabile del progetto NEEMO, la conquista degli asteroidi non sarebbe solo un’assicurazione contro una minaccia potenzialmente letale, ma offrirebbe anche notevoli vantaggi economici. I pianetini sono infatti ricchi di minerali rari e materie prime che potrebbero essere utilizzate come carburante o materiale da costruzione per i futuri esploratori spaziali.
Le rocce vaganti sarebbero quindi degli… autogrill spaziali che aspettano solo di essere sfruttati.
E Gernhardt non è il solo a pensarla così: recentemente Larry Page, Eric Schmidt, Ross Perot Jr., Charles Simonyi e James Cameron hanno fondato una start-up che ha come obiettivo proprio lo(sfruttamento minerario degli asteroidi).
Ma cosa faranno gli astronauti per salvare il pianeta dall’eventuale impatto con l’asteroide? Secondo gli scienziati la roccia dovrebbe essere intercettata almeno 6 mesi prima del potenziale scontro con la Terra.
Cosa farne non è ancora chiaro: ciò che sembra escluso è la distruzione dell’asteroide con ordigni nucleari o altre trovate viste al cinema, poichè si rischierebbe di far precipitare sulla Terra una pioggia di frammenti rocciosi con conseguenze difficilmente prevedibili. (Una delle idee potrebbe essere quella di spostarlo… con un trattore)
Le attività svolte sott’acqua dai partecipanti al progetto NEEMO hanno un taglio molto pratico: nel corso dell’ultima missione, che si è conclusa qualche settimana fa, gli uomini della NASA hanno testato l’efficacia di zaini jet, veicoli e funi da utilizzare durante lo sbarco e la ripartenza da un asteroide. La scarsa forza di gravità di questi corpi celesti rende infatti impossibile l’atterraggio e il decollo di un veicolo spaziale. (Le cinque fini del mondo previste e mai avverate)
Ma purtroppo la crisi economica non ha risparmiato nessuno, neanche la NOAA – US National Oceanic and Atmospheric Administration, l’ente governativo che gestisce la base Aquarius.
Lo stanziamento annuale da 5 milioni di dollari che permetteva alla NOAA il mantenimento della struttura è infatti stato annullato, e così i ricercatori si stanno preparando a mettere l’impianto in stand-by.
Ciò significa che il grande laboratorio sottomarino non sarà più disponibile nè per gli esperimenti della NASA nè per le ricerche oceanografiche che vi vengono abitualmente condotte.
Le ultime speranze di salvare Aquarius, e il bagaglio di competenze sull’esplorazione extraterrestre sviluppato in questi anni, sono ora legate a una petizione presentata alla Casa Bianca, perchè trovi i fondi per il mantenimento della struttura.
Le possibilità che la Terra possa essere colpita da un asteroide sono basse, ma non trascurabili.
Per questo motivo, già da diversi anni, ogni estate, un gruppo di specialisti della NASA composto da scienziati, astronauti, tecnici e subacquei scende 20 metri sott’acqua e si trasferisce per un paio di settimane nella base Aquarius, un laboratorio sottomarino installato negli anni ’60 al largo delle Florida Keys per scopi oceanografici.
Qui il team sperimenta in un ambiente “extraterrestre” materiali, tecnologie e procedure che potrebbero, prima o poi, venire in impiegate in una missione “salva pianeta” degna del miglior film di fastascienza. (Tutte le risposte della NASA su Nibiru e la fine del mondo)
Le sperimentazioni sottomarine fanno parte del progetto NEEMO – NASA’s Extreme Environment Mission Operations – un articolato programma di ricerca in condizioni ambientali estreme al quale partecipano anche gli astronauti durante l’addestramento per le missioni spaziali.
L’ambiente subacqueo, con le sue condizioni di microgravità e di isolamento, la difficoltà nelle comunicazioni e nell’utilizzo di motori termici rappresenta la palestra ideale per preparare uomini e attrezzature a un ipotetico sbarco su un asteroide che sta minacciando la Terra per deviarne la traiettoria.
Il laboratorio sottomarino della Nasa
Secondo Mike Gernhardt, astronauta di lungo corso e attuale responsabile del progetto NEEMO, la conquista degli asteroidi non sarebbe solo un’assicurazione contro una minaccia potenzialmente letale, ma offrirebbe anche notevoli vantaggi economici. I pianetini sono infatti ricchi di minerali rari e materie prime che potrebbero essere utilizzate come carburante o materiale da costruzione per i futuri esploratori spaziali.
Le rocce vaganti sarebbero quindi degli… autogrill spaziali che aspettano solo di essere sfruttati.
E Gernhardt non è il solo a pensarla così: recentemente Larry Page, Eric Schmidt, Ross Perot Jr., Charles Simonyi e James Cameron hanno fondato una start-up che ha come obiettivo proprio lo(sfruttamento minerario degli asteroidi).
Ma cosa faranno gli astronauti per salvare il pianeta dall’eventuale impatto con l’asteroide? Secondo gli scienziati la roccia dovrebbe essere intercettata almeno 6 mesi prima del potenziale scontro con la Terra.
Cosa farne non è ancora chiaro: ciò che sembra escluso è la distruzione dell’asteroide con ordigni nucleari o altre trovate viste al cinema, poichè si rischierebbe di far precipitare sulla Terra una pioggia di frammenti rocciosi con conseguenze difficilmente prevedibili. (Una delle idee potrebbe essere quella di spostarlo… con un trattore)
Le attività svolte sott’acqua dai partecipanti al progetto NEEMO hanno un taglio molto pratico: nel corso dell’ultima missione, che si è conclusa qualche settimana fa, gli uomini della NASA hanno testato l’efficacia di zaini jet, veicoli e funi da utilizzare durante lo sbarco e la ripartenza da un asteroide. La scarsa forza di gravità di questi corpi celesti rende infatti impossibile l’atterraggio e il decollo di un veicolo spaziale. (Le cinque fini del mondo previste e mai avverate)
Ma purtroppo la crisi economica non ha risparmiato nessuno, neanche la NOAA – US National Oceanic and Atmospheric Administration, l’ente governativo che gestisce la base Aquarius.
Lo stanziamento annuale da 5 milioni di dollari che permetteva alla NOAA il mantenimento della struttura è infatti stato annullato, e così i ricercatori si stanno preparando a mettere l’impianto in stand-by.
Ciò significa che il grande laboratorio sottomarino non sarà più disponibile nè per gli esperimenti della NASA nè per le ricerche oceanografiche che vi vengono abitualmente condotte.
Le ultime speranze di salvare Aquarius, e il bagaglio di competenze sull’esplorazione extraterrestre sviluppato in questi anni, sono ora legate a una petizione presentata alla Casa Bianca, perchè trovi i fondi per il mantenimento della struttura.

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